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  • Avv. Luca Feroldi

Addio al rito Fornero


Un emendamento dei relatori al disegno di legge delega sulla riforma del Codice di procedura civile in discussione in commissione Giustizia alla Camera vuole mandare in soffitta il c.d. rito Fornero. Una decisione quella dei relatori che sposa un sentimento diffuso nei Tribunali e nel mondo accademico, che mai hanno completamente digerito il detto rito e tutte le sue manifeste complicazioni procedurali. L’emendamento, qualora approvato, porterebbe all’abrogazione di tutti i 20 commi dell’articolo 1 della legge Fornero, quelli che hanno introdotto una forma processuale inedita per affrontare le cause sulla legittimità dei licenziamenti. Il contenuto della proposta ricalca quello di un disegno di legge congiunto, messo a punto dall’Associazione Nazionale Magistrati e dall’Associazione dei Giuslavoristi anni fa, allorquando si erano manifestate le prime incongruenze del rito Fornero.

A tele determinazioni si è dovuti quasi obbligatoriamente arrivare atteso che già il Jobs act aveva previsto il ritorno al “vecchio” rito, antecedente alla Fornero, per le cause sui licenziamenti di assunti con le nuove regole per il mercato del lavoro, dando così vita di fatto ad un doppio binario con evidenti rischi incongruenze.

Del resto, il rito Fornero aveva sollevato fin da subito forti perplessità negli operatori. Una su tutte, la questione della identità o meno del giudice della prima fase (quella “accelerata e sommaria”) rispetto alla seconda. Un dubbio che aveva indotto alcuni tribunali a sollevare la questione di legittimità costituzionale, questione poi risolta dalla Consulta escludendo che sia illegittima l’assenza di un obbligo di astensione per il giudice investito dell’opposizione all’ordinanza emanata nella fase sommaria, nel caso avesse pronunciato il provvedimento poi impugnato.


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